• Claudio Longo

Ho imparato a scrivere da Kerouac - Ecco le 5 cose fondamentali che ho appreso da lui

Aggiornato il: lug 28

Lo scrittore che ha contributo a far nascere il gruppo rivoluzionario della Beat Generation, un uomo che attraverso i suoi viaggi on road ha segnato i gesti e i modi di pensare di tutte le generazioni successive. Un artista che lungo i suoi scritti è riuscito ad avere un’influenza determinate sul corso delle mie scelte personali e sull’approccio del mio modo di vivere i viaggi. Tutto è riassunto nel nome di: Jack Kerouac





Ormai è nato una sorta di amore spirituale tra me e il mito Kerouac, se penso a quanto è stato importante per me nell’ultimo anno, di come l’abbia ripetutamente cercato tra le mie fasi vissute su treni, bus, navi e scenari naturalisti, considerando, quanto io mi senta in simbiosi con i suoi scritti sempre vivi e raccolti dalla ricerca di una verità spesa tra vecchie ed eloquenti stazioni di autobus, attraverso lunghe e suggestive autostrade, tra le luci notturne di città scaldate dal jazz di Charlie Parker e tutte le altre centinaia di situazioni in cui lui abbia sentito ispirazione e pienezza intellettuale.




E a maggior ragione perdendomi tra i suoi paragrafi affascinanti e battenti della più volte definita da lui ”prosa spontanea”, sono riuscito a definire quelli che per me sono diventati i suoi punti forti, che ho ricercato con maniacale insistenza dopo aver letto nel lasso di alcuni mesi titoli illuminanti come, “On the road, “I Vagabondi del Dharma”, “Viaggiatore solitario”, “Il libro dei sogni”, “I sotterranei”, “Vanità di Duluoz”, “Big Sur”,“La città e la metropoli (in corso)” e infine le sue illuminanti strofe raccolte in “Mexico City Blues”, dove secondo un piccolo aneddoto svelato pare che Bob Dylan abbia cominciato a scrivere proprio dopo aver letto le sue poesie.


Perciò in questo caldo e intenso pomeriggio di luglio, provo a svelarmi i punti in cui mi sento maggiormente rispecchiato nell'attimo in cui anch’io prendo una penna in mano e cominciò ad incidere le mie voglie sbarazzine e viandanti su una carta ansiosa di sentirsi gravida di riflessioni…


1 - Le descrizioni dei paesaggi

È in assoluto l’aspetto che più mi appassiona di lui. Le approfondite e illuminanti narrazioni mentre cavalcava l’America coast to coast a bordo di un auto scassata con qualche altro autostoppista oppure vivendo il deserto o la natura dell'Arkansas su un bus Greyhound.

L’uso delle parole che disegnano un concetto dove trapela passione e amore che si connette alla perfezione in ogni circostanza in cui si sente l’anima del viaggiatore completamente persa nei sintomi del viaggio.

È davvero emozionante lo stile inconfondibile con cui disegna determinate situazioni all’Americana, facendoti sentire senza filtri narrativi il profumo della stagione in corso che sposa una corposa nobiltà lessicale.


2 - La voglia di libertà

È un punto di snodo che si connette al tema precedente in qualità di viaggi e narrazione, ed è assolutamente quel che io cerco da lui per interpretare con rilievo e sostanza la sua agognata ricerca di verità e smania di senso di pace, che diventa per lui una costante ricerca che si addensa ogni qual volta sente il profumo della strada ed i suoi occhi cominciano a perdersi in orizzonti capaci di far esplodere estatiche visioni.


Per mio gusto personale questo accade senza nessun freno e con più maturità e spicco ne “I vagabondi del Dharma”; un libro che ho amato e continuo ad amare, proprio per questa sua ricerca di morale beatitudine attraverso il confronto con il viaggio, la distensione dell’alcool e la pratica di alcune tecniche meditative connesse con studi e ricerche sul buddhismo.



3 - La capacità di essere umile

Questa è una costante che percepisco in Jack mentre sfoglio le sue pagine. In lui traspare sempre una sorta di base umoristica che non pende mai tra il presuntuoso e il vittimismo. La cosa che mi diverte molto è questo suo modo di esser sincero, di non sottrarsi mai quando si tratta di adottare quella marcata auto-ironia capace di sdrammatizzare i temi, e di sistemare le fasi narrative facendoti strappare sempre un sottile sorriso che oltre ad appassionarti sui propri aspetti caratteriali poco ampollosi e decantati, lascia passare queste velature di umiltà mai scontate e sempre apprezzate.


4 - La bravura nel celebrare i personaggi

Leggendo i suoi romanzi, non credo di essermi mai appassionato cosi tanto al suo modo di introdurre e saper celebrare i suoi compagni di viaggio. Penso su tutti a Neal Cassady (Dean Moriartry in "On the road") e Gary Snyder (Japhy Ryder in "I vagabondi del Dharma"), ma ce ne sarebbero davvero a decine se solo ora li potessi ricordare.

Adoro il suo modo di introdurli e dargli spicco nel durante della storia con un costante e sempre equilibrato tasso d’importanza, sottolineandone aspetti che racchiudono attitudini morali e gesti che non trovo mai noiosi o fuori luogo.

Ritengo che in tutti i suoi scritti questo sia senza dubbio uno dei suoi punti di maggior spicco.

5 - La strafottenza

È un aspetto che appunto in questo articolo, ma è più una nota personale che funge come fantasia immaginaria.

Molto spesso quando mi ritrovo a sfogliare le sue pagine mi balza una costante sensazione che trapela sottilmente mentre mi chiedo di quanto tempo abbia avuto bisogno per se stesso per scrivere ed essere costantemente vivo a livello letterario se penso che le sue maggiori opere le abbia scritte tra il 1950 e il 1955. (Poi pubblicate addirittura a distanza di molti anni dopo)


“L’egoismo” che uno scrittore deve avere in ogni circostanza - necessario - per dare sbocco e vigore ad un'ispirazione che non che è sempre perpetua tra le righe dell’anima e dell’aria che respiri.


Penso a quando si è ritirato in quella sperduta capanna sulla collina californiana nel villaggio di Big Sur, oppure, quando in sole 3 settimane ha inciso su un rotolo di carta telescrivente una delle prime versioni di “On the road” e ancora, quando durante la sua estate in solitaria sulla cima di Desolation Peak ha raccolto i pensieri di “Angeli di desolazione.”

Insomma, tutti quei momenti in cui l’artista ha bisogno di stare con se stesso, fregandosene di ciò che sta accadendo attorno, perché l’anima e ricolma di cosi tanti contenuti che devono essere prontamente sfogati e vomitati su una carta che attende il denso contatto dell’inchiostro per provare il suo piacevole ed unico orgasmo.




Hai mai letto un libro di Kerouac? Se avessi bisogno di un consiglio, di un momento di confronto o d'ispirazione personale scrivimi e dimmi cosa ne pensi.





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Claudio - Travel Writer

Ciao viaggiatore, sono Claudio.

 

Un giorno di 6 anni ho deciso di cominciare a viaggiare vivendo finalmente in condizione dei miei sogni.

Da allora ho vissuto a Londra, Malaga, New York, Auckland, Bergen, Perth e ho avuto il privilegio di visitare più di 30 paesi nel mondo.

Viaggiando ho scoperto la passione per la scrittura e in questo tempo mi sono auto prodotto 2 romanzi ispirati alla mia vita, ho un Podcast motivazionale su Spotify, scrivo poesie e gestisco questo blog che mi offre la chance di condividere la mia vita con te.

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