• Claudio Longo

In cerca di un posto nel mondo - Il viaggio emozionale di Serenissimo Celestino

Una storia forte. Una di quelle che crede nel sogno emotivo di guardarsi dentro attraverso un viaggio infinito tra Asia e Americhe, in tratti di vita che hanno fatto nascere anche un denso libro chiamato “In cerca di un posto nel mondo.”

Eccoci a tu per tu con la storia di Serenissimo Celestino.





Cosa vuol dire per te libertà? Qual è stato il momento in cui senti di averla potuta abbracciare sul serio?

Non è facile dare una definizione univoca ed universale di “libertà”. Per assurdo mi risulta più semplice dire “cosa non è libertà”, come ad esempio fare un lavoro che non si ama, non poter decidere a che ora svegliarsi al mattino, avere uno o al massimo due miseri giorni liberi a settimana, non poter decidere dove vivere, avere l’obbligo di permanere nello stesso luogo o città per 5/6 giorni alla settimana e per almeno 48 settimane all’anno. Pur non potendo dare una definizione sintetica di “libertà”, direi che questa ha molto a che fare con l’autodeterminazione, ossia con la possibilità di essere i principali artefici della propria vita. Probabilmente, il momento nel quale compresi che la felicità era una “direzione” accessibile, fu quando, facendo quasi violenza su me stesso, decisi di uscire dalla zona di comfort per cimentarmi in alcune esperienze che avevo sempre sognato, fra le quali viaggiare da solo in luoghi lontani e sconosciuti.


Raccontaci le particolarità di uno dei tanti paesaggi che hai vissuto. Uno su tutti che ti ha sbalordito ed emozionato.

Dal capitolo “A oriente di me stesso”:

Questo paese meraviglioso e spietato mi ha letteralmente divorato e non mi riferisco solo ai mosquitos che oramai hanno banchettato su ogni centimetro del mio corpo. Questa terra è ricca e generosa con i turisti che vengono a trascorrere qualche frazione della loro esistenza, ma di certo lo è molto meno con i suoi abitanti. Gli odori dei mercati rionali sono così forti da far girare la testa… odori di spezie e di frutta, di carne e di pesce, di terra e di pioggia, odori inebrianti di genti e di pelli dai mille colori. Questo paese stracolmo di cani sdraiati ad ogni angolo di strada che cercano ristoro sotto l’ombra delle palme da cocco o di qualche tetto malandato, questo paese di gente che guida da cani, con i loro pick-up carichi di braccianti raccattati sul ciglio di qualche strada, sulle loro automobili sgangherate o sui motorini, centinaia, migliaia di motorini, guidati da anziani, giovani e ragazzini e poi le spiagge e le isole, miriadi di luoghi celestiali e scorci paradisiaci; questo paese di ratti e di visi gentili, di mendicanti e di templi buddisti, ricco di palme e ricoperto da foreste, è terra di immigrati giunti dalla Cambodia, dal Vietnam, dal Laos o dal Myanmar, in cerca di un’America che non troveranno mai. Questo paese porterò nel cuore custodendone il ricordo.



Oltre a vivere una vita da avventuriero sei anche un eccellente scrittore, capace di esprimere lati parecchio emotivi, graffianti e vivi di una certa sensibilità. Qual è stata l’esigenza primordiale che ti ha portato a scrivere delle tue esperienze?

La passione per la scrittura mi ha accompagnato sin dall’infanzia. Ricordo che in varie fasi del percorso di crescita ho avvertito il bisogno di mettere su carta ciò che osservavo nel mondo intorno a me, nonché le emozioni che provavo (attraverso poesie, canzoni, storie reali o inventate, racconti autobiografici e lettere). Credo che alla base di tutto ci fosse il bisogno di raccontare e di raccontarsi, probabilmente ereditato in casa ascoltando le storie dei miei nonni e di mio padre. Le persone della loro generazione avevano l’abitudine di raccontare ogni cosa che accadeva sotto forma di storia orale. Credo quindi che il mio imprinting iniziale sia in stretta correlazione con il contesto nel quale sono cresciuto. Poi, con l’ingresso nel mondo del lavoro, un po’ alla volta ho messo da parte la scrittura (almeno per alcuni anni). È grazie al viaggio se questa passione è successivamente riemersa. In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di vivere esperienze ed avventure grandiose e tutto ciò che ha valore merita di essere condiviso. Quando hai la fortuna che è toccata a me, ti senti in dovere di condividere ciò che hai imparato per metterlo a disposizione degli altri, per infondere speranza a chi non ne ha, per costruire quella “casa comune”, tollerante ed accogliente, da lasciare in eredità ai figli o a quelli che verranno dopo di noi, per alimentare il fuoco sacro che dimora nella coscienza di ognuno, lo stesso che spinge gli uomini liberi a credere nei sogni.





La particolarità del tuo libro che offre una densa trama di viaggio e di crescita personale si estende soprattutto nei tratti in cui riveli senza filtri il tema dell’omosessualità. Quanto è stato importante e terapeutico a livello istintivo parlare di questo?

Durante la stesura del libro (che è durata circa un anno), ho avvertito la necessità di mettere su carta la totalità di un vissuto che meritava di essere condiviso. La mia storia personale, nonché quella di alcune persone incontrate lungo il mio percorso, avrebbe potuto aiutare tanti altri, inclusi quelli che vivono la propria omosessualità come un castigo divino o una disgrazia di proporzioni immani, ma allo stesso tempo speravo di far breccia nei cuori apparentemente insensibili di coloro che discriminano chi non gli somiglia. Non scrivo per fare bella figura o con l’intenzione di trasmettere un’immagine artefatta di persone o situazioni. Il sesso (incluso quello omosessuale) è parte della vita, così come lo sono l’amore, l’amicizia, la gioia, la sofferenza e la morte. Nel prefiggermi di raccontare un percorso di crescita personale, ho ritenuto che fosse necessario farlo senza utilizzare filtri; omettere qualcosa avrebbe significato manipolare o strumentalizzare la realtà. Nel mio libro ci sono tutti gli ingredienti che fanno parte della vita delle persone: traumi personali e familiari, la crescita personale, il viaggio, la connessione con luoghi e persone, la spiritualità, il sesso, la scoperta, l’avventura, il dolore, la morte, il perdono e la continua ricerca della felicità. Raccontare e raccontarsi è profondamente terapeutico, ci permette di osservare noi stessi da una prospettiva nuova e aiuta ad accettare e a superare ostacoli particolarmente indigesti.





Durante i tuoi anni di viaggi ed evoluzione sarai sicuramente cambiato, avrai allargato le tue visioni cosi come avrai sviluppato nuovi desideri. Ad oggi qual è su tutti il tuo sogno più grande?

Di sogni ne ho parecchi. Ogni tanto mi capita di riuscire a depennarne qualcuno dal taccuino dei desideri e subito dopo ne annoto di nuovi. In senso lato, il mio piccolo-grande sogno è quello di riempire questa breve permanenza terrena con momenti significativi da condividere possibilmente con le persone che amo.

Per essere più concreto cito un progetto ambizioso che mi ronza in testa da tempo: mi piacerebbe realizzare un lungo viaggio in bicicletta per il Sudamerica. L’idea di base sarebbe quella di viaggiare in maniera lenta, abbattendo i costi al minimo, utilizzando una tenda ed un sacco a pelo, facendo del volontariato e piccoli lavoretti dove lì dove capita, documentando il tutto attraverso la scrittura di un diario di viaggio. Ritagliarsi un pezzo di vita per dedicarlo esclusivamente alle proprie passioni equivale ad investire in felicità.




Dimmi secondo te quali sono le lacune che il giovane medio della società di oggi lamenta. C'é una mancanza che oggi noti nello sguardo di un 20enne?

Credo che i giovani avrebbero bisogno soprattutto di adulti che gli diano il buon esempio e che gli spieghino sin da quando sono piccoli che sognare è fondamentale e che l’impegno alla fine paga sempre. Il contesto ha un impatto enorme sui ragazzi. I giovani assorbono e fanno loro ciò che hanno intorno. La società nella quale viviamo si è lentamente trasformata in una sorta di macchina spietata progettata per distruggere i sogni della gente. Lo sterile senso di competizione professato dal sistema capitalista ci fa credere che al mondo ci sia spazio solo per chi eccelle. Questo meccanismo non fa altro che minare l’autostima di quei ragazzi che si apprestano a diventare cittadini attivi e che stanno per entrare nel mondo del lavoro. In realtà, una società sana è proprio quella che da spazio a tutti e chi si beneficia del contributo di ogni singolo cittadino. Il sistema educativo, i media e la politica, soprattutto in occidente, mostrano una tendenza palesemente sbilanciata verso il profitto e la competizione, ma non dimentichiamo che l’essere umano è un animale sociale ed è biologicamente programmato per vivere in piccoli gruppi solidali che si garantiscono maggiori chances di sopravvivenza cooperando e perseguendo obiettivi comuni. Un singolo non potrà mai raggiungere risultati simili a quelli che può conseguire un gruppo coeso.



Adesso dalla a noi una scossa emotiva; dacci un tuo cenno di crescita personale che possa fungere da motivazione per tutti noi, un aneddoto, una sorta di consiglio da adottare nella vita di tutti i giorni e che ci possa tornare utile per scuoterci.

Dal capitolo “Il paradiso in casa”:

Dopo due mesi e mezzo di ospedale riuscimmo ad esaudire il suo ultimo desiderio, ossia farla tornare a casa, dove entrò rapidamente in una sorta di modalità a risparmio energetico ed in poche settimane si spense. Ricordo che non appena vide la sua camera da letto si rasserenò e smise di avere le allucinazioni. Io, che a quel tempo già vivevo in Inghilterra, tornai a Roma per starle vicino e per assisterla in quella fase beffarda che l’avrebbe inesorabilmente condotta al di là della barricata. Durante quelle settimane mi presi cura di lei come si fa con i bambini. La nonna lo aveva fatto per me quando ero piccolo ed io mi sentivo in dovere di restituire almeno una parte di quello che avevo ricevuto. L’ho imboccata, l’ho lavata, gli ho cambiato i vestiti, gli ho somministrato le sue medicine, ho parlato con lei e quando non c’era più nulla da fare o da dire, le sono rimasto accanto per condividere il silenzio, con amore. Alla fine morì nel suo letto, alle nove e venti del mattino di una domenica di settembre, pochi giorni dopo aver compiuto ottantotto anni. Era passata dal sonno alla morte senza accorgersi di nulla. Non scorderò mai l’espressione serena dipinta sul suo volto. Sembrava una madonna di porcellana.







Ragazzi, per perdevi in questo meraviglioso viaggio, vi ricordo che su Amazon potrete trovare il suo intenso libro "In cerca di un posto nel mondo"


E se aveste voglia di chiedergli consigli, pareri di viaggio e di scrittura lo potete trovare su IG @serenissimocelestino


































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Claudio - Travel Writer

Ciao viaggiatore, sono Claudio.

 

Un giorno di 6 anni ho deciso di cominciare a viaggiare vivendo finalmente in condizione dei miei sogni.

Da allora ho vissuto a Londra, Malaga, New York, Auckland, Bergen, Perth e ho avuto il privilegio di visitare più di 30 paesi nel mondo.

Viaggiando ho scoperto la passione per la scrittura e in questo tempo mi sono auto prodotto 2 romanzi ispirati alla mia vita, ho un Podcast motivazionale su Spotify, scrivo poesie e gestisco questo blog che mi offre la chance di condividere la mia vita con te.

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