• Claudio Longo

London by my eyes - L'esperienza oltremanica

Aggiornato il: 11 mar 2019

6 mesi in Inghilterra per vivere il viaggio che ha segnato la libertà delle mie idee. Andare, conoscere ed esplorare. 3 parole timbrate come regole, che da quel momento hanno messo la freccia per sorpassare me stesso e le mie attitudini da ragazzo prevedibile.


E cercando di ricordare quel ragazzo in cerca di un primo motivo per sentirsi lontano da certi schemi tradizionalisti, oggi, osservando la luce entrare dalla spaziosa finestra della casa che attualmente mi ospita in Nuova Zelanda, qualcosa mi porta a domandarmi se sento il bisogno di pescare un ricordo del passato. Se sarà giusto avvicinarmi alla mensola e spostare la pianta delle mia memoria, da un angolo secco e spento di una camera, al verde atrio del brioso giardino e, se grazie al sole presente riuscirò a dargli abbastanza calore per accoglierlo a dovere: caro ricordo vissuto.

Magari alla fine a convincermi basterà un venticello estivo proveniente dal vicino Pacifico, giunto dal niente per rinfrescare la mia voglia di conferma e di apertura verso un argomento che per alcuni minuti dedicherò a te: capitale dell’inizio.


01/10/2013

Sembra davvero trascorsa un’altra vita…

Un tempo cosi lontano governato da idee svanite, da punti di vista mai fin troppo urlati, da prese di posizione che mantenevano alta la mia autostima, da un’intenzione che spinta dalla volontà di sapere, prendeva finalmente forma, e da un coraggio incapace di farmi mettere il naso fuori, quando quest’ultimo non si era reso conto di essere l’ultima parte di me rimasta indietro, perché tutto il resto del mio corpo da diversi giorni era già su quel volo targato British Airways, voglioso e ansioso di partire.





Sto cercando la mia strada

E… non appena dopo un paio di settimane riuscii a superare l’imbarazzo di sentirmi banale e turistico, dopo aver superato la visione di Buckingham Palace, i negozi di Bond street, il Big bang , Hyde park con tutti i suoi scoiattoli e miei pasti serali con i cestini famiglia di pollo fritto del KFC di turno, che saziavano con pochi spiccioli la mia foga di riversarsi sul cibo, tutto cominciava a starmi un po’ stretto.

Era giunto il momento di svestire quell’abito da cerimonia nobilmente stirato e indossato, e che mi aveva accolto con un tappeto rosso e con la visione del facchino fantasma, che sorridendomi, mi indicava che la mia stanza d’ostello condivisa con altre quindici persone era al terzo piano e senza ascensore, e che al termine della mia sessione di palestra gratuita con venti kg di inutili cose, un comodo materasso dallo spessore della mia mano, avrebbe sdraiato la mia mente in preda alla ricerca della mossa da fare il giorno successivo.

Quindi, una volta bruciato quell’abito stretto, scarso d’intenzione e sgualcito dalle mie lamentele per qualsiasi cosa, arrivò finalmente il momento di togliermi quel velo di insolenza dagli occhi e sentire il bisogno di allargare i miei spazi per cercare la porta che mi potesse offrire i suoi aspetti contemporanei e figure adatte al mio standard stolto, e forse non compreso nemmeno dal sottoscritto.

Ma da qualche parte dovevo pur cominciare…

Insomma questa voglia di ricerca del mio spazio mi incuriosiva tantissimo.

Finalmente, come mai era successo nella mia vita avevo la possibilità di tenere in tasca il mio tempo, gestirlo in qualche modo e liberare la mia osservazione per confrontarmi con nuove opinioni, per esplorare etnie, cercare un quartiere dove vivere, dei nuovi amici e anche un lavoro. Ah si.. Proprio quel lavoro che trovai nel lasso di un niente in un grazioso ristorante di Chelsea e che prontamente persi, per via della mia mancanza di personalità e per il mio vocabolario anglosassone che possente di trenta parole al massimo, limitava al massimo la mia possibilità di comunicare e di far valere le mie “qualità.”

Questa cosa, sommata al mio atteggiamento sicuro e strafottente, fece al quanto infervorare lo chef che al termine di un complicato e faticoso servizio serale, con tutte le sue chiare ragioni, mi accompagnò anzitempo nello stanzino dove ci cambiavamo, e stringendo la mia mano ustionata di olio e orgoglio mi disse: « sei fuori dalla cucina! »



Ma quanto è bella questa partita

No, non era il match dell’Arsenal che intravedevo di sfuggita dalla vetrate del pub di Covent Garden, ma la mia sensazione di sentimi quotidianamente sconfitto tra le ostiche e difficilmente espugnabili mura inglesi.

Perciò, il giorno successivo non appena misi piede fuori casa, nel bel mezzo del mio duello, la mia curiosità di sapere e di vagare per il semplice piacere di farlo, ben presto cominciò ad essere divorata dalla tensione e da un campanello d’allarme che stava per scoccare il mio rientro in Italia per via dei soldi che stavano velocemente finendo.



Ma era già davvero giunto il momento di tornare indietro?

Insomma, c’è una frase che dice “ Se sei stanco di Londra sei stanco della vita.” In effetti questa frase che trovai per caso su Wikipedia mentre ero seduto in un internet-cafe gestito da un indiano, non centrava niente col momento in corso, ma non saprei dire bene il perché, ma quando l’ho letta provai in qualche modo a ridipingerle a modo mio, e allora, non appena terminarono i miei trenta minuti al computer al costo di un paio sterline, in quella bettola che emanava profumo di curry e noodles riscaldati, dissi tra me e me: « Claudio, sei stanco di te stesso, vuol dire che sei stanco del tuo atteggiamento, cambialo cazzo. »

Quindi, stringendo il pugno in segno di consapevolezza dei miei mezzi, tornai finalmente in strada sotto una bellissima tempesta mista ad un arieggiante smog e armoniosi clacson che in fila sembravano comporre le note di una canzone, per timbrare la mia ricerca di un nuovo comportamento da adottare.




Intanto ero rimasto nudo

Senza un vestito, senza un lavoro, senza un atteggiamento e anche senza una mappa per orientarmi, perciò prima di ricominciare a camminare verso una direzione, decisi intanto di andarmi a comprare una tristissima camicia verde taglia L, da Primark per soli 6 pound.

Ricordo che nei miei fieri passi con qualcosa di nuovo addosso, tra i miei modi di pensare spiccava un finto equilibrio morale fatto di pane e aforismi di Coelho, intanto che cercando il riflesso di fiducia, davo fiato a me stesso inventando desideri e possibili soluzioni, pur di trovare una ragione per giocare con agonismo la mia partita in UK.

Cercavo confronto fra la gente quando nella mia mente pensavo di parlare un inglese accademico, e invece dopo la prima birra non ricordavo nemmeno la differenza tra” What are you doing” e “ Where are you going”.

E allora preso da un sorridente sarcasmo vivo di una piacevole e plateale ignoranza, cosa c’era di meglio se non un bella immersione nell’underground verso zone emarginate della città, dove al riparo nella gabbia di me stesso, tornava a suonare la chitarra di David Gilmour per darmi sollievo e, mentre giravo lo sguardo lucido di rock e strani dejavu, cominciavo a sbavare osservando i corpi perfetti di alcune ragazze formato modelle.

Sarò mai soddisfatto di me?

Credo che ad una buona parte di me non gli’è ne fregasse niente degli aspetti negativi del caso. Mi sentivo controcorrente con tutto, ed ero distaccato dalla società che manifestava voglia di successo e soldi. Io ero soltanto un novizio senza idee alla ricerca dello schiaffo morale per svegliarsi, ero ingenuo nei miei passi leggeri come il fumo che respiravo, mi sentivo fascinoso nella mia pallida bruttezza nascosta da un cappuccio e vagavo come un fantasma sotto un cielo grigio che dava ragione al mio reale umore.

Ma tra tutti questi aspetti, di una cosa ero ben certo: non appena tornavo a Bethnal Green e percorrevo finalmente le strade amiche, lontano dalla busy Oxford Street fatta di appariscenti turisti ingrassati di shopping e manager rampanti profumati di un aspetto glamour, una strana energia cominciava ad assalirmi.

Insomma io ero a Londra. Nella mia Londra che urlava vendetta delle mie parole non dette, del mio senso di frustrazione verso le mie mancate battaglie affrontate, del mio sguardo assonnato che in una atmosfera gelida mi accompagnava alle 6,25 del mattino al mio nuovo lavoro, maledicendo gli angeli nel cielo che mi ricambiavano con secchiate di pioggia pungente, di ventate gelide dal canale della Manica e di una nuova lezione che silenziosamente cercavano di impartirmi.


Testa bassa e pedala

“Sii più umile.” Non so da dove arrivava questa voce ma qualcuno in quei giorni di Dicembre continuava a sussurrarmi questo.

Forse stavo diventando pazzo, oppure era solo la mia coscienza, che osservando molto più lontano di me, a volte veniva su, e mi parlava volendomi aggiungere:

« Le vedi tutte queste persone che corrono come i dannati e che cercano di risparmiare minuti importanti tra le scale mobili e un semaforo?

Ti ricordi di quel ragazzo che appuntandosi le ore lavorate su di un taccuino sperava di aver guadagnato abbastanza per potersi permettere le due settimane di anticipo per affittare una stanza decente?

E di quella mamma colma di lacrime che quel mattino ha dovuto dire no alla sua bambina per comprargli uno snack da pochi centesimi.» “ We don’t have enough cash darling. Next time.”



Il secondo tempo in un concetto. Claudio VS London 2 Half

“Se vuoi stare sulla giostra sentiti all’altezza e abbi più rispetto.”

Non lessi da nessuna parte questa frase, ma credo che quelle parole raccolte in qualche modo, siano state quelle decisive, per farmi comprendere quale linea di comportamento dovevo avere.

Rispetto per me, per il viaggio in cui avevo profondamente atteso, per l’ardore con cui con tanta fierezza avevo detto ai miei: « Vado a Londra. » sperando di ricevere quell’applauso per farmi sentire borioso, per la mia amata confusione che andava schiarita come quella nebbia costante, per la mia volontà di tornare a credere in qualcosa e non “apparire” più come un fantasma assente di stimolo e azione.

In definitiva, finalmente era ben chiaro che avevo più di una ragione per alzare la testa e onorare i miei giorni.



Ma a ragion del vero quel tempo segnava anche …

Le mie scoperte emotive, che spingendo la bianca vela nel mio mare diretto verso l’identità, mi facevano oscillare al bivio tra la volontà di sentirmi ancora un 26enne ininfluente, e il guru di me stesso, che guidato dalle sue stesse prediche morali cercava di educarsi in un far west che chiedeva nella sua lotta una persona più seria e cinica.

E alla fine è stato il tempo della valorizzazione

Attraverso l’accesso dalla porta principale della big smoke avevo sin da subito compreso, che la stessa città sarebbe stata il trampolino di lancio per sentirsi evasi e per evadere ancora verso altre mete, che avrebbero alimentato la mia voglia di viaggiare e di scoprire.

E mentre in Italia i miei amici non sapendo un bel niente su di me, mi incoronavano a distanza come il vincitore fuggito con gloria dalla patria, contando a distanza i giorni da quando ero partito, io dall’altra parte ridevo, sentendomi il finto ribelle che adornava di senso i suoi principi di pretendere un mondo più sincero e trasparente verso tutti i giovani che come me erano partiti in cerca di se stessi.



In realtà dopo sei mesi ero già cambiato senza accorgermene

Non ho mai preteso da quell’esperienza un cambio caratteriale a tutti gli effetti, come non speravo di trasformarmi da diavolo in santo, oppure da analfabeta a laureato.

Lei non aveva la bacchetta magica pronta per me, e di certo non avrebbe potuto far miracoli se dall’altra parte c’era una persona motivata a metà.

Ma in definitiva deduco che quando sono arrivato in UK non ero nessuno e la gente non si ricordava il mio nome. E quando ne sono uscito, non ero comunque nessuno, la gente non ricordava comunque il mio nome, ma alla fine trovai per strada un amico sorriso, per capire che sarei ripartito proprio da lui.

Perciò mia cara Londra non te la prendere se da oggi non ti chiamerò più col tuo vero nome, ma quando ti penserò ancora ti intitolerò come “ L’inizio.”


Ti devo ringraziare, perché tutto è cominciato da te, e se adesso ammetto di sentire queste parole più sincere che mai è perché mi hai dato senz’altro una bella lezione con i tuoi consigli, dominati dal tuo fascino accattivante e sempre attuale...


Non dimenticare quei giorni piovosi.

Quella sensazione di giocarti la vita nei singoli istanti.

Quel non sapere che ti teneva in bilico tra il precipizio e il paradiso.

Il sudore da asciugare nelle tue lotte gloriose e sulle idee per migliorarti.

La confusione che trasformavi in ingenuità solo per continuare a sognare.

Gli errori messi in fila come valori.

E il valore di non fermarti qui, guardando oltre un orizzonte che non sai.


Questo è quello che ho imparato a riconoscere.

E infine quella voce all’interno della metropolitana che ogni mattina mi accoglieva cosi:

« Please mind the gap between the train and the platform. », ed io che tra me e me mi dicevo: « Benvenuto a Londra Clà. Un altro giorno sta per cominciare. »




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Claudio - Travel Writer

Ciao viaggiatore, sono Claudio.

 

Un giorno di 6 anni ho deciso di cominciare a viaggiare vivendo finalmente in condizione dei miei sogni.

Da allora ho vissuto a Londra, Malaga, New York, Auckland, Bergen, Perth e ho avuto il privilegio di visitare più di 30 paesi nel mondo.

Viaggiando ho scoperto la passione per la scrittura e in questo tempo mi sono auto prodotto 2 romanzi ispirati alla mia vita, ho un Podcast motivazionale su Spotify, scrivo poesie e gestisco questo blog che mi offre la chance di condividere la mia vita con te.

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