• Claudio Longo

Made in Tokyo - Un affondo in Oriente

Aggiornato il: 2 lug 2019


Il ritorno in Asia in uno dei luoghi più sentiti e caratteristici. Il contatto con una realtà cosi felice e distante. Un'ambizione riuscita e trasportata in un viaggio indimenticabile che tutti insieme chiameremo: Giappone.




Apro le braccia…

guardo in alto e spalanco il desiderio. L’ennesimo per chi come me non riesce a stare senza; è quello che provo la cosa che conta di più. Esattamente quella sensazione che senza compromessi e cicli di paure voglio raggiungere ogni qual volta che la mia anima parla.

Questa volta…

la scelta è stata strana.

Forse una connessione con l’infanzia mai interrotta che con i suoi dipinti animati e percezioni da svelare, esprimevano voci che la sera mi portavano a sognare una calma visione dei miei passi che si perdevano tra le strade di un tempio mentre arcate di ciliegi disegnavano un dipinto graffiato con un'antica matita.

Forse era…

la visione di “ Forza Sugar “ che con la sua tenacia da pugile e un grande sentimento verso il padre ricollegavano sprazzi del mio orgoglio infranto. Le sue corse serali verso delineati campi di paglia con radici profonde di forza e i treni notturni che lui osservava da un palo della luce per allenare i suoi riflessi, mentre io silenzioso apprendevo, scrutavo e ispiravo i sensi.

E poi colpivano tanto…


quei visi pallidi di timidezza e tatuati di un’ingenuità sincera che quasi scioglieva frammenti del mio cuore di pietra.

Quell’atteggiamento che profumava di voglia di sentirsi immune dagli scandali del mondo, dallo stress di una giornata lavorativa e da una pacata calma che li ritraeva come piccoli angeli innocenti.

E nonostante i miei pensieri adolescenziali si infrangevano con lo scoccare della lancetta distratta, poco dopo la mia fantasia svaniva, mentre capivo che il Giappone era troppo lontano.

Tutto talvolta è sempre troppo lontano per noi.

Ci sarà sempre qualcosa di irraggiungibile, di immaginariamente invisibile e conservata da un maledetto alibi che sarà sempre più forte e troppo schiacciante da noi per essere vinto. Giusto?

Invece è sbagliato! Sono tutte cazzate. Fare vincere l’alibi sul continuo approccio di un desiderio equivale a mandare lo spirito verso una morte annunciata.

A me questo non mi va.

Ed è per ciò che raccolto dalle mie mani secche di rabbia ma non vinte dalla sconfitta, dico di no e scelgo di compiere il passo, per acquistare il mio biglietto, per viverli davvero, per cercare il confronto.

Oggi voglio imparare a credere come mai era successo … perciò..

ritorno bambino anche se sono grande, torno severo anche se vorrei essere ubriaco, ma alla fine sceglierò la via del cinismo per avvicinarmi a quello che voglio realizzare, mentre chiudo gli occhi per riaprirli dodici ore dopo e osservare le luci infinite dell’aeroporto di Tokyo Narita.


Welcome Japan



Sorridevo...

per il gusto di sentirmi felice, mentre la mia mente fotografava a più riprese tutte le scene che aveva davanti, mentre mi esaltavo, mi guardavo attorno e cercavo di focalizzare le righe della favola.


Un palco di luci che scendevano in scena…

Nel quartiere più conosciuto di Tokyo: Shinjuku.

Era un tripudio di fari dai mille colori che ti facevano sentire come l’omino di un videogioco impazzito, e mentre un soffio di aria condizionata mi faceva tornare umano, nel mio mondo fantasticavo, perché raccolto da una intraprendenza derivata dalle energie della terra, volevo entrare a pieno e da subito nella loro cultura, facendo tutto quello che mi andava.


Assistere ad un match di sumo.

Prendere il the con una geisha.

Visitare un autentico negozio di kimono.

Salire sul treno super veloce.


E poi …

Mangiare, mangiare, mangiare.



Le vie secondarie della capitale.

Sono quelli gli spazi che hanno scandito l’emozione più particolare durante le mie prime ore giapponesi.


Vicoli in cui capivi che bastava svoltare una volta in più per perdersi totalmente, e di lì, accedere al sentiero che ti fa vivere il viaggio inteso nella sua parola nativa.

Sono quelle stradine strette adornate da lanterne bonbori che oltre a dominare di un acceso arancione la notte, sono capaci di illuminare i caratteristici Izayaka, che piccoli e confortevoli con pochi sgabelli accolgono i loro personaggi pronti ad oltrepassare quelle tipiche tendine bianche segnate da caratteri kanji, scandire i profumi di zuppe fumanti e gustandosi su tutto un bella teiera, chiamata “tokkuri” di caldo e aromatizzato sake.


E mentre il giallo intenso di foglie d’acero creava tonalità al quadro incantato, il senso di ragione entrava nel mio spirito facendomi sentire una certa familiarità col luogo, proprio quando tra gli scorci delle case intravedevo la falce della luna che sorridendomi a distanza da uno spazio lontano, mi diceva:

“ Vai avanti Claudio.”



Il silenzio tra i templi.

È senz’altro una delle note più particolari di questa favola. Luoghi in cui l’arte incontra l’armonia, e seppur io non preghi la loro religione, posso dire che è impossibile non sentirsi trasportati in quest’onda mistica che ti entra nel cuore con una tranquillità che ti sa coinvolgere come un lento abbraccio.



Pillole di spiritualità.

Scendendo alla stazione di Aranjuku ci si ritrova a ridosso dei uno dei luoghi più caratteristici. Infatti oltrepassando un gigantesco torii color legno, si accede ad un largo sentiero che ti aprirà la vista prima di una serie di colorati barili di sake, dopodichèi vi verrà spalancata la visione del santuario Meiji dedicato appunto all’Imperatore Meiji e all’imperatrice Shōken.


Vivere questo luogo di culto e di poesia ti consentirà di entrare a pieno nel clima nipponico e viverne i suoi profondi contenuti.


Passeggiare per le vie del quartiere di Asakusa è una delle cose più belle che potrà capitarti. Un'ondata di tipicità saprà colpirti a suon di colori e sapori che inebrieranno il tuo spirito intriso di arte dipinta. Nel quieto vivere di un pomeriggio spento di rumori esterni, per te ci saranno solo i le fantasie i sorrisi curiosi che strapperai al vento di quelle strade che ti daranno l’accesso al tempio Sensō-ji di Asakusa: uno dei simboli spirituali più conosciuti in tutta la nazione.






Sarà un pieno affondo nella cultura che ti guiderà prima al toccante cenno della leggenda della statuetta ritrovata nel fiume della dea Kannon, che successivamente venne definita come divinità del luogo, e poi al capolavoro di arte che il luogo riuscirà a trasmetterti in tutta la sua completezza. Dall’entrata del tempio nominata come Kaminarimon, ossia “porta del tuono”, avrai modo di accedere ad un cortile dove verranno bruciati incensi in segno di credenza verso l’allontanamento delle malattie, per poi osservare la scena che aprirà la vista del padiglione centrale e il suo interno che custodisce la statuetta della dea.


Tranquillità, pace e spirito regnano in Giappone, e questo articolo è soltanto l’inizio di una storia che testimonierà i meriti di luogo che deve essere nella lista delle cose da fare una volta nella vita.





Il caos della città…

Rende Tokyo una magica metropoli che frizza di eventi, etnie e tradizioni.


E mentre proseguivo incantano alla ricerca di scatti inediti, alla fine, spostandomi verso una direzione non precisa, arrivavo all’incrocio più circolato al mondo: Shibuya.

Un trionfo di anime che somigliano ad un’armata spedita verso l’obiettivo di andare verso la propria direzione, che si riversa in marcia non appena il semaforo si illumina di verde.

È davvero una scena impressionante se vissuta dal vivo nella sua integrità.






La domanda che mi fa mia sorella nel durante di ogni viaggio. “ Come sono loro??? “

Che dire!

Li avevo immaginati cosi. Piccoli angeli con lo sguardo fino che volano con una scopa lungo i palazzi della città con il potere di saper leggere nel pensiero degli stranieri.

QUINDI se andate in Giappone state attenti a pensare male di loro perché potrebbero arrabbiarsi.

Ahahaha ovviamente scherzo…


I giapponesi non volano, non leggono nel pensiero (almeno credo) e non sono nemmeno cattivi. Tutt’altro invece, e se proprio dovessi denominarli con un parola su tutte che ho appreso da loro sguardi, direi senz’altro questa:

Disponibilità…



Ne ho di certo ricevuta tanta da diversi popoli nel mondo, ma credo che quella giapponese abbia una marcia in più.

Non saprei. Forse la mia è un’affinità particolare che dettata da un sentimento profondo credo sia influenzata nel giudizio generale. Chi può saperlo questo!

Il cibo e la cultura.







Il tour del cibo è stato un continuo trionfo di gusto e peculiarità che hanno confermato in tutta la mia immaginazione una realtà che di cui ne ha goduto il mio palato mai sazio di freschezza e scoperta.

A cominciare dalla mancata entrata al mercato del pesce più famoso al mondo di Tsukiji, che ha dirottato i miei passi verso una colazione alle sette del mattino a base di freschissimo sashimi di tonno e triglia, passando per una favolosa zuppa di granchio, per vivere ancora uno street food unico al mondo con ikayaky (spiedini di calamari), okonomiaky (riproduzione speciale di pancake) e onigiri ( famosissimi triangolini di riso con alga nori).

Le cene continuavano con numerose varietà di ramen da gustare qua e là in ogni zona consigliata dalla gente locale, e infine per concludere con lo spicco di uno stile all’altezza del luogo, c’è stata una cena deluxe a base di 5 portate di purissimo e tenerissimo wagyu.




Kyoto.

Una perla di ordine e armonia contraddistingue una delle città più belle da me vissute, ma per la descrizione di essa e del suo viaggio circostante che mi ha condotto sino alle terre del sud vi rimando ad un nuovo articolo che scriverò a breve sempre sul mio blog.




Apro gli occhi e sorrido…

suonando la mia chitarra immaginaria, allontanandomi fischiettando mentre mi innamoro della gente che mi guarda con aria curiosa, portando la mia mano al cuore che batte di spirito, dedizione e ragione raccolta, per una prima parte di viaggio made in Japan che nella sua realtà nuota in una limpida di certezza di aver vissuto nel pieno delle mie potenzialità momenti di pura gioia esistenziale.






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Claudio - Travel Writer

Ciao viaggiatore, sono Claudio.

 

Un giorno di 6 anni ho deciso di cominciare a viaggiare vivendo finalmente in condizione dei miei sogni.

Da allora ho vissuto a Londra, Malaga, New York, Auckland, Bergen, Perth e ho avuto il privilegio di visitare più di 30 paesi nel mondo.

Viaggiando ho scoperto la passione per la scrittura e in questo tempo mi sono auto prodotto 2 romanzi ispirati alla mia vita, ho un Podcast motivazionale su Spotify, scrivo poesie e gestisco questo blog che mi offre la chance di condividere la mia vita con te.

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