• Claudio Longo

Qual è la via per essere felici?

Aggiornato il: ago 6

Lunghi anni di viaggi, di domande, partenze, osservazioni e continue ricerche, per poi fermarmi un attimo e chiedermi davvero: ma cosa mi serve per essere felice?




Credo che inizialmente la prerogativa del mio stravolgere tutto e di racchiudere le mie incertezze mettendole in uno zaino sia stata proprio questa.

Prima non riuscivo più a respirare, non mi trovavo più e il mio modo di comunicare era totalmente bloccato e assente di una forma che rendesse personalità e vigore.


Eppure, anche se all’inizio erano soltanto voci che cominciavano a rimbombare dentro me, sentivo che in qualche modo avrei potuto fare qualcosa in più per la mia causa e che, anch'io come tutti gli avrei potuto concorrere la mia singolare partita sulla mia voglia di rivoluzionare tutto.


Proprio ieri mi sono ricordato di una scena particolare che mi era capitata circa 10 anni fa. Ero in viaggio in camper con degli amici e ci stavamo avventurando lungo la scoperta della Svizzera, così che una sera arrivammo molto tardi alla nostra destinazione che appunto era il lago di Locarno, e mentre tutti andarono a letto per la stanchezza, io, aprì la porticina del camper, indossai la mia felpa col cappuccio, sparai a volume sostenuto la mia tranche di canzoni malinconiche e mi accostai a bordo lago cominciando a sentire dentro me una terribile sensazione di malinconia contornata da tutta la mia ingenuità e profondi cenni di stoltezza.

Era forse una delle prime volte che mi accadeva di sentirmi cosi coinvolto da questo, ma allo stesso tempo mi sentivo anche impotente, perché quella sera, quei densi banchi di foschia oltre a toccare quel placido lago blu penetravano dentro me non dandomi la benché minima chance di potermi dare una risposta ed uscire da quel vicolo che sembrava cieco.


Perché non ero felice? E cosa mi serviva per esserlo?

Chissà se è questa la domanda che alla fine attraversa ogni essere umano almeno una volta nella vita!


Chissà quante persone danno davvero peso a quello che dovrebbe essere l’unico scopo e quante altre scelgono di fregarsene, perché il vuoto che si crea tra la domanda e la risposta è troppo incolmabile e allora lasciano decidere ai giorni cosa sarà di loro, non facendo assolutamente nulla affinché cambi qualcosa!


Per me, ad un certo punto l’assenza di lei è diventata un peso insostenibile, una presa di posizione che avrebbe disegnato tutta la mia credibilità lungo un bivio che avrebbe decretato l’intero senso della mia vita.


E allora tornando al presente, dove sono passati giorni in cui ho sempre cercato di rinnovarmi, di lucidare i miei desideri tra le mensole della coscienza e di tenere gli occhi sempre aperti e puntati verso l’orizzonte, ho compreso una cosa:


“Ho abbracciato la felicità nel momento in cui ho ascoltato i miei desideri.”

10 anni di ricerca lungo spiagge, pullman, navi, letture, incontri, addii, ritorni e altre partenze per arrivare a timbrare quella che è stata la mia definizione:

“ Se ascolterò i miei desideri sarà felice.“

E cosi è stato che da quel momento ascoltando le mie passioni, perdendomi in viaggi sempre più riflessivi e profondi e scrivendo di ciò prima in alcuni diari sparpagliati e poi nei miei libri, ho finalmente trovato la chiave per aprire la porta della mia coscienza e guardarci dentro.

Qualcuno mi direbbe: “Ma ne è valsa la pena? Davvero ci hai messo cosi tanto?”

Io risponderei che se non avessi fatto nulla, la mia vita avrebbe vissuto una rapida decadenza, facendomi invecchiare prima del tempo, portandomi ad essere una persona scontata, priva di luce e soprattutto invidiosa del sorriso degli altri.

Adesso invece col senno di poi, posso dire che il sacrificio ha avuto un senso, e quel senso si è trasformato in un premio che mi ha concesso una chiave per aprire una porta e guardare attraverso di essa alle cose che mi facciano stare bene.


Sapere che la mia vita è connessa all’obbiettivo che unisce i desideri ai sogni e che, ogni mattina svegliandomi senza più compromessi né interferenze disegno la strada del mio cammino.


Questo è tutto! Ma accetta questo consiglio prima.


Il primo step che dovrai fare sarà isolarti da tutto e prenderti del tempo per te stesso. Da quegli attimi la tua anima comincerà a parlarti e, sentendosi finalmente presa in considerazione, “come non mai”, comincerà a sussurrare delle parole, che se lei ascolterai attentamente ruoteranno dentro te mettendoti davanti la tua persona.

E se da quel momento ti concederai la la capacità di essere meno sordo e dimostrerai amore e tenacia, la baia della felicità ti spalancherà davanti e sarà per te un quadro perpetuo che non ti lascerà mai più…



Mi prometti che ci proverai?






























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Claudio - Travel Writer

Ciao viaggiatore, sono Claudio.

 

Un giorno di 6 anni ho deciso di cominciare a viaggiare vivendo finalmente in condizione dei miei sogni.

Da allora ho vissuto a Londra, Malaga, New York, Auckland, Bergen, Perth e ho avuto il privilegio di visitare più di 30 paesi nel mondo.

Viaggiando ho scoperto la passione per la scrittura e in questo tempo mi sono auto prodotto 2 romanzi ispirati alla mia vita, ho un Podcast motivazionale su Spotify, scrivo poesie e gestisco questo blog che mi offre la chance di condividere la mia vita con te.

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