• Claudio Longo

Mi hai cambiato la vita - Cammino di Santiago

Aggiornato il: feb 10

30 giorni - 900 km a piedi - 5 regioni attraversate - 1 cuore e lo spirito di non arrendersi mai lungo la via del cammino francese.





Una possibilità attesa da una esistenza intera mi ha preso per mano durante un comune giorno di maggio.

Un giorno dove non ti aspetteresti mai che le cose potrebbero cambiare, ascoltando cosi poche ma esaustive parole, e comprendere che era giunto il momento di buttare giù il mio castello di carte mascherate di dubbi e illusioni e, realizzare che questo nuovo impegno avrebbe messo in gioco una volta per tutte i miei sogni, le ambizioni e l’orgoglio di sentirmi finalmente in lotta con qualcosa di vero.

Ero stufo di aspettare davanti alla mia porta desolata e priva di conoscenze il guardiano che custodiva la mia libertà.

Era scoccata l’ora di alzare gli occhi al cielo per conoscersi, caricare i primi due panni sgualciti in uno zaino, allacciarsi le scarpe cosi forte da sentire fame di mordere la strada e prima di chiudere quella porta che finalmente accoglieva una ventata di aria consapevole, ricordarsi di urlare a mia madre:


“ Maaa, non aspettarmi per cena. Vado in Spagna, l’attraverso da un confine all’altro e poi torno.“


Perché fare il cammino?

La possibilità di fare un viaggio davvero inedito, senza sapere davvero cosa avrei visto, chi avrei incontrato, in quali paesaggi mi sarei abbandonato e soprattutto concedermi al forte intento di sfidare il mio corpo e vedere come avrebbe retto dinanzi all’idea camminare cosi tanto. Senti chi parla !!!

“ Io! Proprio io, che prendevo l’auto anche per andare a buttare la spazzatura, pur di sentirmi comodo e al sicuro dallo sforzo eccessivo.“



Sei ancora in dubbio se farlo o no? E lui che viene da te.

No, non sto parlando di Maometto e dei suoi celebri proverbi, ma dei segnali che la quotidianità ti offre, quando per uno strano caso, non appena il cammino entra nella tua vita, lui, continua nel silenzio della tua quotidianità con i suoi penetranti segnali a spingerti verso il suo binario di cambiamento.

Nella mia attesa, era una costante sentire la presenza di questo viaggio accanto a me prima della vera partenza.

Succedeva mentre girando canale capitava il documentario di turno, pronto a farmi vedere quella lunga strada sterrata dominata da una giallastra pianura e dall’energia di qualche solitario, pronto a spingersi in avanti per completare la sua tappa odierna verso l’emozione ritrovata.


Succedeva ancora quando camminando per strada mi era sufficiente alzare i miei occhi al cielo per vedere un paio di scarpe appeso ai fili elettrici. Forse qualcuno mi voleva dire che stava per giungere anche per me il momento di camminare?




E quando non era il cielo a mandarmi i segnali ci pensava la terra a farmi sentire la presenza degli stessi, quando incrociando i miei passi distratti, una micro foglia a forma di freccia gialla mi indicava che la via che avevo scelto di intraprendere era quella giusta.



E ancora quando non era il cielo o la natura, ci pensavano i miei splendidi nipotini a disegnarmi in faccia il palese e veemente destino.

È bastato trovarmi un pomeriggio da loro, e mentre ci stavamo divertendo a colorare delle nazioni europee, uno di loro ( inconsapevole del mio viaggio) tra i tanti micro oggetti presenti su quella scrivania, ha appoggiato una conchiglia ( simbolo del cammino) proprio sul punto vicino della mia partenza a ridosso dei Pirenei.



Forse i segnali continuavano, proprio come questa foglia a forma di conchiglia, oppure con la forma della faccia del koala (incosciente che sarei andato in Australia qualche tempo dopo.)




Forse stavo semplicemente diventando pazzo, oppure dentro me, non mi ero ancora convinto che ovunque mi girassi c’era qualcosa che mi avrebbe condotto all’idea che tutto fosse sempre più vicino.

E proprio mentre le mie ultime notti passavano imperterrite e sincere, cercavo di radunare tra le mie, un motivo che potesse provocarmi ragione, a difesa di questa sfilza di figure apparse dal niente.

Il succo riassunto in 3 parole? " Sei stato chiamato. "

E non mi riferisco solo al cammino. Un viaggio in generale, prima che tu decida di iniziarlo comincia sempre ad apparire in qualche modo ai tuoi occhi. State tranquilli perché lo farà ogni volta, attraverso la frase di un libro, da un articolo di un blog, da un manifesto che incrocerete per strada o chissà da quale disegno che una nuvola vi mostrerà.

Diciamo, che è una forma di premura da parte del luogo stesso che decide in anticipo di prendersi la briga di selezionare i propri diletti, pronti a mettere al bando il cinismo, per indossare una collana unita da perle colorate e radunate fra loro come segnali imprescindibili.


“ È la destinazione che sceglie te prima che tu muova un passo verso di lei. “




Camminare per pensare

E intanto nella mia incredulità generale di aver percorso i miei primi 70 km, allo scoccare del mio terzo giorno, mi trovavo all’Alto del perdon, davanti ad uno dei primi simboli chiave del cammino.

Esseri lì valeva tanto per me. Non era solo un semplice punto che incrociava i miei passi con quelli delle stelle, come recitava una frase in spagnolo incisa accanto a quel simbolo.

Essere lì voleva dire che io potevo farcela davvero. Che la mia attesa si sarebbe potuta scontrare al bivio, che in lontananza intravedevo e che era pronto ad attendermi sotto forma di appuntamento rimandato, dopo troppi anni di inutile vaghezza.

Finalmente, ero diventato capace di avere un rapporto con la mia coscienza, e capire che lì, avrei potuto trovare la rabbia, le energie e il cinismo di guardare avanti con una spietata fiducia, infilare i miei guantoni impolverati e sfidare il mio più grande nemico. “ La paura di non realizzare me stesso. “



Quanto è necessario liberarsi del superfluo

La sensazione di avere solo uno zaino da 7kg sulle spalle e che quello sarebbe stato il mio armadio mobile per un mese, valeva già il prezzo anticipato del biglietto.

Un qualcosa che testimoniava il rapporto che mi distaccava dalla comodità e che nella quotidianità mi dava l’inutile privilegio di scegliere se prendere dallo scaffale una maglietta piuttosto che un’altra.

Ma in quel momento la mia pratica realtà, si traduceva in 3 paia di mutande e di calzini, due magliette, un jeans corto, un pantalone militare, una felpa e un k-way non ancora scartato.

Nient’altro di cui avrei potuto aver bisogno e di cui mi avrebbe fatto sentire la mancanza di una possente lamentela.

Ma poteva essere davvero tutto cosi bello?

Era come sentirsi leggeri e privi di ogni peso che metteva al bando tutto quello che realmente non mi interessava e non doveva interessare.

Forse la verità voleva che sarebbe stato meglio vestirsi di un fresco pensiero, piuttosto che di una maglietta stirata.




Solitudine e comunicazione

Chi sono? Dove andrò a vivere dopo il cammino?

Forse nei giorni di assoluzione e di mancanza di vento pronto a distogliermi da alcuni pensieri col suo forte rumore, avrei dovuto trovare la voglia di rispondere a queste domande.

La realtà non era solo prati e armoniose distese pronte a farmi sentire soffice come un gomitolo che rotola. La vita reale nei suoi puri aspetti riflessivi è pronta in ogni momento a mostrarci il suo lato spietato.

È successo anche a me questo. Proprio a me, che nella mia mente a ragazzino, amerei sentirmi sempre uno qualunque, immune dai dubbi quotidiani, dalle domande esistenziali e dagli assilli delle bollette.

Però, senza veli di esclusione, dico che la verità sulla scelta di percorrere il cammino è combaciata come un mattone capitato ad incastro nel muro del mio tetris, per farmi prendere tempo sul mio scopo generale: cominciare a viaggiare per andare alla ricerca del luogo dove andrò a vivere.




Cercare ispirazione

Ovviamente non era tutto. Camminare e affrontare questo stato morale che si divampava con un’ampiezza concessa dalla mia mente, lasciava il varco anche ad idee, spunti, volontà, cazzate e sogni; ed a proposito di sogni, forse uno su tutti trovava il trono di principe, che col suo appeal da belloccio provocatorio mi stuzzicava continuamente in quei giorni nuvolosi, ma filtrati da un sole che infondo vedevo e che lontano i suoi raggi volle un dialogo diretto con la mia anima per discutere il fatto.


« Perché questo cammino non può essere fonte ispiratrice di una storia, che trattando della mia esistenza, darebbe luogo ad un vero e proprio romanzo? Magari potrei dare vita ad un ragazzo che decide di lasciarsi tutto alle spalle per andare alla ricerca di qualcosa. Che ne pensi? »

« Ok, Claudio. Come idea non c’è male. Però alla ricerca di cosa andrebbe questo ragazzo?»

« Se lo sapessi, non sarei sul cammino! Però cara anima quello che so, è che, l’idea di questo libro non potrà avere un seguito scritto, perché esso si scriverà da solo a contatto con la mia vita reale, disegnata dal sogno di governare una fantasia che renderà il nostro personaggio nudo e accattivante.»

« Dai, ma davvero vuoi scrivere un libro Claudio? Spenderai ogni santa notte invocando agli angeli un po’ di ispirazione. Non avrai più vita sociale, ci pensi? Non sarà meglio andare a bere una birra nel primo bar e dimenticare queste follie infondate? »

Insomma

Descrivere i dialoghi precisi in questo articolo è un po’ difficile, altrimenti sarebbe troppo lungo. Però posso dirvi che alla fine di questo batti e ribatti, col mio totale aspetto sorpreso, nacque il titolo del mio libro ancor prima che aver scritto una sola pagina, convincendomi però, di una cosa a difesa del mio pensiero.


“ Io sono alla ricerca della mia isola, di un’intenzione che mi liberi dall’assillo di volermi cercare senza che io muova un passo. Quell’isola sarà un’idea di armonia che la mia mente vuole. Un angolo di paradiso che ho tutto il diritto di rincorrere. “


Cosi è nato… “Il cammino e la sua isola” con il Vol 1 che uscirà ad Aprile.







Persone e paesaggi 1

Ero pieno di vita, brioso di energie quasi innaturali e lodante di avere la fortuna di condividere lungo il binario del mio destino, una compagnia di ragazzi cosi diversi e simili allo stesso tempo.

Ce n’era per tutti i generi, ed è proprio con loro che i miei gusti si esaltavano nel voler imparare qualcosa da tutti loro.

C’era il comico, l’ironico, la studentessa pazza, il poeta, il medico, l’introversa, la poliglotta, il saggio, il giovane col cane al guinzaglio, la silenziosa, la lamentosa e un pensatore che distante o lontano da loro, talvolta si accostava per vivere stati d’animo e calore umano necessario come l’aria che respirava nelle foreste.




Persone e paesaggi 2

E mentre come un vampiro mascherato e mi cibavo delle loro energie a loro insaputa, il paesaggio cambiava forma e sapore alla distanza di ogni passo, e nonostante io mi allontanassi da loro per svariate ore o a volte anche giorni, per esiliarmi e continuare la lotta con i miei limiti, infondo era chiaro che ci saremmo ritrovati, per condividere momenti, passi di strada e sensazioni di piacevole stanchezza.

Semplicemente il sapore dei giorni.




Una mini promessa

Se c’è una cosa fra tante che non mi piace è “dimenticare.” Credo che allo stesso tempo, o meglio nel mio caso specifico, questa parola sia figlia di “riconoscere.”

E allora durante i miei passi profondi di riflessioni sui miei giorni, raccolti da un manto di beatitudine e pace dei sensi, non avrei dovuto assolutamente dimenticarmi della persona che in quel famoso giorno di maggio, mi aveva aperto la porta della mente e di quella strada infinita.

Ricordo ancora le sue parole gioiose ma laconiche, mentre con una distinguibile energia mi suggeriva alcune curiosità e prime leggende che aveva sentito sul cammino. Come ricordo allo stesso tempo il proseguo di quel discorso, quando lei, raccogliendosi i suoi lisci capelli neri come la seta di Venezia mi disse prima di andare via.


“ Fare il cammino è il mio sogno da tempo. Se solo un giorno trovassi davvero il tempo di farlo non chiederei altro alla vita. “


Fortunatamente quelle parole dettate da una profonda sincerità che esprimevano i suoi desiderosi occhi, vennero raccolte dalla persona giusta, che in preda ad un atteggiamento misto fra la gioia di volerla baciare per avermi aperto un mondo e quella di non screditare quella carta mai perdente come l’altruismo, decisi di agire all’istante.

Pertanto con l’idea di motivarla e allo stesso tempo di provocarla un po’, per spingerla un giorno a farlo davvero, gli dissi delle semplici parole: “ Facciamo un’estrazione da 1 a 30, e il numero che uscirà decreterà una delle tappe del cammino. Ora, prima della mia partenza, ricordati di consegnarmi un oggetto a te caro, ed io mi prenderò cura di lasciarlo nel luogo più suggestivo di quella sosta. Se ci tieni davvero un giorno dovrai tornare a prendertelo.


"Spero tanto che per l’orgoglio di te stessa, tu sia andata incontro a te stessa e a quel ricordo." D.







Il km 0 e l’incontro con sua maestà l’oceano

Un dolce veleno è stato capace di mordermi dall’inizio è iniettarmi energie per spingermi avanti. Oltre, dove non avrei mai pensato di arrivare.

Quindi, superata Santiago in un mix di saluti, addii, emozioni espulse con lacrime che non sapevano nemmeno di abitare in me, nei 3 giorni successivi conclusi i miei ultimi 90 km per raggiungere il confine, in uno dei momenti che ha racchiuso l’essenza dei miei significati.

Trovarmi lì è stato sentirmi come un uomo privilegiato, che toccato da una magia di sentire al passo di un respiro “la fine della terra” realizzava di avercela fatta, dedicando questa vittoria personale ad una serie di sentimenti piazzati con incredulità sulle tribune del mio popoloso stadio.


“ Per un solo secondo dedico questo paesaggio a voi: incertezza, dubbio, negatività, pessimismo, timidezza e freddezza. Potete tornare a casa adesso e meditare sulle vostra debolezza che vi ha visto sconfitti. “





Il cammino comincia ora

Questo è quello che ho compreso alla fine di questa meravigliosa esperienza.

Lui mi ha migliorato, perché con la semplicità di uno schiaffo che meritavo, mi ha escluso da una baraonda di pregiudizi e dubbi che lentamente si stavano impadronendo di me e del mio tempo, che voleva un valore dipinto da un seguito diverso.

Se adesso i miei pensieri possiedono un colore di ottimismo e hanno cambiato il mio volto, che nutre la ‘scelta di andare’ lo devo a te.




Il sapore di una favola

Adesso fermati lettore e immagina di trovarti in una spiaggia per fare una semplice passeggiata.

La percepisci la sensazione di benessere mentre il fruscio delle onde scandisce i tuoi pensieri accomodandoli sereni sulle mensole della tua anima? Eppure sono passati solo 30’ e adesso magari non hai più voglia di andare avanti. Magari il parcheggio è scaduto, forse ti è venuta fame, oppure ti senti solo appagato per aver solo grattato la superficie del tuo pensiero.

Io non aggiungerò niente, ma lascia che ti dica che…

Quel pensiero di benessere sarà il tuo punto di partenza per te, se lascerai che il cammino si divampi in te e ti faccia sentire con tutta la tua rabbia la reale differenza che divide il dubbio alla consapevolezza.

La potenza del cammino è quella di non mettere limiti tra te e l’alibi di riuscirci davvero. Di non tornare indietro al tuo parcheggio per riprendere qualcosa che indubbiamente non era necessaria e farti andare avanti ribelle, cosciente, primitivo e vero con un misero carico sulle spalle, che libero, nudo e sanguinante di valore, disegnerà la tua immagine nel cielo in un paesaggio sgombro di nuvole che avvicineranno il tuo scopo al traguardo.


All’essenziale per sentirti felice.




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Claudio - Travel Writer

Ciao viaggiatore, sono Claudio.

 

Un giorno di 6 anni ho deciso di cominciare a viaggiare vivendo finalmente in condizione dei miei sogni.

Da allora ho vissuto a Londra, Malaga, New York, Auckland, Bergen, Perth e ho avuto il privilegio di visitare più di 30 paesi nel mondo.

Viaggiando ho scoperto la passione per la scrittura e in questo tempo mi sono auto prodotto 2 romanzi ispirati alla mia vita, ho un Podcast motivazionale su Spotify, scrivo poesie e gestisco questo blog che mi offre la chance di condividere la mia vita con te.

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